
Prima o poi doveva succedere. Ho cercato accuratamente di evitare di parlarvi di un certo genere di film horror, in questo blog, ma vista la quantità di uscite tematicamente legate dal sottile filo rosso della violenza “reale”, ho deciso di cimentarmi. Ordunque: ‘Eden Lake’ è un considerato un film horror ed effettivamente nasce dal lavoro di un regista horror come James Watkins e da buona parte del team creativo che è stato dietro al bellissimo ‘The Descent’. Eppure, ho ancora i miei dubbi nel considerarlo veramente horror. Non voglio nemmeno iniziare a discutere se un vero film horror deve contenere uno zombie, un demone o se è semplicemente possibile considerare horror un film con tematiche profondamente negative, anche se completamente realistiche. Però non è sempre possibile evitar di parlarne. Perché intendiamoci, c’è tutto un rischiosissimo discorso di identificazione tra pubblico e personaggi sotto, che ci può portare su sentieri per ora volontariamente poco battuti. Una quasi-simulazione di snuff come lo può essere la serie ‘August Underground’ o i celebri ‘Guinea Pigs’, dove si assiste semplicemente alla tortura e morte dei protagonisti, in un contesto privo di storia o di trama è horror? O è qualcosa d’altro? E’ un dato di fatto che lo smembramento, il dolore e la glorificazione della morte (con annessi e connessi di natura sessuale) siano un genere che interessa parecchio il pubblico e che mira ad un riconoscimento artistico in quanto tale. Anche se i miei dubbi sull’opera di un Buttergeit o di un Ittenbach rimangono, per un motivo molto semplice: mi annoio a vedere una novantina di minuti di sofferenze e morte decontestualizzate. Ma non divaghiamo. Se il gore fine a se stesso è un genere distinto dalla “storia dell’orrore” come categorizzare allora la recente moda del post ‘Hostel’, in tutte le sue forme, dalle più commerciali e banali a quelle più artistiche e ragionate? E’ indubbio che i film-makers si stiano nuovamente interessando a storie di violenza completamente umana, realistica e tremendamente vicina a noi. ‘The Strangers’, ‘Wolf Creek’, ‘Martyrs’, ‘Turistas’ e a modo suo, l’antesignano ‘Funny Games’ ci parlano di storie di ordinaria violenza, realistiche, che possono accadere a tutti noi. Sono storie senza catarsi, senza lieto fine, terribilmente crudeli e fredde. Non ci sono killer mascherati, né morti viventi né convenzioni horror riconosciute: si parla invece di sofferenza e morte di persone spesso innocenti. Potremmo davvero essere noi ad essere sequestrati in casa nostra, torturati e uccisi. O scomparire durante una vacanza, per non essere mai più ritrovati. Non si può negare: vedere uomini reali, autentici commettere efferatezze e crudeltà degne di un bollettino sui crimini di guerra è uno shock. E’ uno shock per lo spettatore contemporaneo, che spesso “rifiuta” questo genere di pellicole. L’austriaco Haneke colpì il mondo molti anni fa con quel gioiello di violenza pura che fu ‘Funny Games’ in cui si assisteva alla tortura sistematica e al massacro di una intera famiglia borghese, così, senza alcun motivo. Non è un caso che il regista mitteleuropeo sia stato invitato da Hollywood a fare un remake della propria opera proprio in questo momento. Film come ‘Funny Games’ (in entrambe le sue versioni) in fondo colpiscono duro per un motivo: rompono la convenzione per cui lo spettatore è completamente separato da ciò che vede sullo schermo. Se ci troviamo poi di fronte a registi abili, come lo stesso Haneke, iniziamo davvero a sentirci “parte” della violenza e la nostra visione diventa vero e proprio voyeurismo. Colpevole voyeurismo. Quelli là potremmo essere noi? Sia le vittime che i carnefici. E’ lecito? E’ morale? Può la settima arte proporci visioni e riflessioni di questo genere?
‘Eden Lake’ parte proprio da questi spunti: una coppia trascorre un weekend romantico su un lago. Incontra malauguratamente una band di teppistelli, sorta di Drughi più rurali, e si scatenerà una spirale di violenza incontrollata che non lascerà scampo per nessuno. E’ una sorta di home invasion all’aperto, quella di ‘Eden Lake’, che esplora ciò che nel particolare ‘Them’ era lasciato all’immaginazione. Persone comuni devono lottare per la loro salvezza, sfuggendo non da prezzolati assassini o da chissà quali psicopatici, ma da una banda di giovani bulli che cerca di compiere su di loro atti di efferata violenza. E come tutti gli adolescenti di oggi, si servono degli strumenti più semplici a loro disposizione: cellulari, biciclette e poco altro. ‘Eden Lake’ è un film realistico, controllato e gelido, diretto erede di ‘Cane Di Paglia’, ‘Arancia Meccanica’, 'La Fontana Della Vergine' e ‘Un Tranquillo Weekend Di Paura’; è’ una pellicola che riflette sulla dissoluzione delle regole basilari della società contemporanea senza bisogno di cataclismi o guerre; è un lungometraggio che insiste nello scoprire nervi come il disagio giovanile, la mancanza di valori e l’infinita spirale di violenza che consuma tutti, colpevoli e innocenti, senza lasciare scampo a nessuno. Il problema è che non lo fa creando una pellicola di suggestioni, ma sbattendoci in faccia la crudezza del dolore, della sporcizia, della sofferenza, della richiesta di pietà, mostrandoci davvero tutto ciò che succede quando l’umanità che c’è in noi scompare. E purtroppo ci rendiamo conto che vittime o carnefici potremmo essere noi. ‘Eden Lake’ è un film formalmente, nel proprio genere, molto molto bello, perché confezionato da una squadra di professionisti che riesce a catturare tempi e modi della suspense, del terrore e dell’ansia. Da un punto di vista più ampio invece, non riesco a rispondere ad una semplice domanda: ‘Eden Lake’ è un film horror? O è semplicemente un film drammatico? E se fossi rassicurato da questa distinzione di genere, mi sentirei meglio? O forse no?
voto: 80